Recensioni Librarie
 


 

Gabriele Vanin
"Galileo Astronomo (1609–2009)"
ed. DBS 2008
pagine 143
€ 15,00

Qualsivoglia sia il modo in cui la si metta, resta il fatto inconfutabile che l’autore di questo libro è un grand’uomo. O, se l’affermazione dovesse apparire a qualcuno enfatica, un personaggio straordinario dei nostri grami tempi. Su questa rubrica ci siamo già occupati del suo Principi della notte, memorie di un astrofilo di formidabile talento e cultura, ma vale la pena ricordare qui il suo profilo, dacché son pochi gli appassionati di astrologia e i professionisti che si prendon la briga di dare un’occhiata al microcosmo degli astrofili, che a mio modo di vedere meritano maximum respect (per dirla in gergo rastafari) per passione, dedizione e preparazione scientifica e spesso umanistica.
Presidente emerito della UAI (Unione Astrofili Italiani), fondatore e presidente dell’associazione Rheticus di Feltre, autore di 25 libri (di cui alcuni tradotti in inglese, francese e tedesco), di 450 articoli, esperto in astronomia antica, ottica, costruzione di meridiane sia meccaniche che a muro, fotografia astronomica, comete e meteore, supernove, divulgazione didattica, più altre materie collaterali, e poi anche poeta, scrittore, autore teatrale. Beh, certo, lo si può accusare di non aver mai partecipato al Festival di Sanremo o di non essere mai stato arruolato per alcuna delle edizioni dell'Isola dei Famosi, ma è pur vero che non si può fare proprio tutto, e che queste in fin dei conti sono quisquilie che si possono perdonare.
Non ci si inganni sull’argomento trattato da Vanin in questo agile e sorprendente volumetto: in occasione del 400° anniversario della pubblicazione del Sidereus Nuncius (1610) di Galileo Galilei è stata stampata una valanga di testi tanto sul grande scienziato pisano quanto, appunto, su quel caposaldo della nuova astronomia che rivoluzionò finalmente – sebbene con non poche resistenze – il modo di osservare il cosmo e di trarne le relative ed ineluttabili conseguenze. Pubblicazioni che sin troppo spesso si sono sovrapposte l’un l’altra poiché descrivevano e spiegavano le stesse cose con termini ed impostazioni magari un poco diversi, ma generando spesso una certa noia a causa delle sin troppe ripetizioni. Vanin invece mantiene un profilo originale e quasi inedito: innanzitutto circoscrive il campo della sua trattazione al non lungo periodo in cui Galilei si dedicò all’astronomia – o principalmente ad essa –, e poi perché, per così dire, si mette nei panni del genio di Pisa avvalendosi di strumenti ottici praticamente uguali a quelli da lui utilizzati. Infatti Vanin, che a quanto pare non si ferma davanti a niente, forte delle sue competenze sull’ottica e dopo essersi minuziosamente documentato, s’è costruito da sé a costi quasi contenuti dei cannocchiali che gli hanno consentito di osservare il cielo nelle medesime condizioni in cui si trovò a scrutarlo Galilei. Operazione non inedita, dato che altri due astronomi nel 1923 si comportarono similmente (circostanza riferita dallo stesso Vanin), ma evidentemente l’autore intendeva immedesimarsi il più possibile nella temperie dell’epoca. Proprio da tale esperienza, direi geniale, si erige il libro, che assume così quella veste originale e dal profumo pressoché unico di cui si riferiva poc’anzi. Ne viene fuori un vero e proprio racconto, spesso appassionante, che partendo dalla storia dell’astronomia – di cui Vanin, come detto, è un esperto – immerge il lettore negli appunti e nelle note, oltreché nel testo nel Nuncius, ponendolo nella condizione di comprendere sino in fondo il percorso di Galileo, la sua meraviglia, i dubbi, le incertezze, ed infine la consapevolezza di aver finalmente scoperto attraverso i suoi cannocchiali i primi segreti non solo del sistema solare, ma dell’intero universo. La certezza che Kopernigk e Kepler avevano ragione, e che lui, Galileo, ne forniva finalmente la prova definitiva. Da lì in poi l’astronomia avrebbe iniziato a scrivere la pagine più sorprendenti e sconvolgenti della sua storia, di cui ancora non si intravede la fine.
Non si tratta in questo libro, invece, dello scellerato intervento dell’Inquisizione del 1633 che portò alla famigerata condanna, giacché al tempo Galilei a causa della pessima salute in generale e del drammatico stato della sua vista in particolare aveva ridotto al minimo la sua attività di astronomo; documenta tuttavia l’anomalo atteggiamento della Chiesa Cattolica o, meglio, di molti suoi appartenenti: infatti buona parte dei seguaci e collaboratori di Galilei era costituito proprio da ecclesiastici, spesso d’alto rango, che ben presto si resero conto della validità delle scoperte scientifiche, avendole osservate e comprese di persona.
Il libro inoltre è pieno di altre notizie e considerazioni, che aiutano il lettore ad orientarsi tra il periodo di poco precedente all’edizione del Sidereus Nuncius (fondamentale il riferimento al pensiero di un’altra vittima del furore cattolico, Giordano Bruno), gli anni dal 1609 al 1617 e le attuali e più precise conoscenze scientifiche. Non manca, infine, il lancinante appello a tutti gli uomini di buona volontà di combattere in fronte unico il sempre più drammatico inquinamento luminoso, che sta riducendo in modo sensibile la facoltà di osservare gli astri nella notte; tra non molto – continuando con un tale ritmo di dissennatezza – non riusciremo più a scorgere le stelle di prima magnitudine neppure ad alte quote! Battaglia a cui dovremmo unirci anche noi astrologi, staccandoci una volta tanto dai nostri fogli di carta o dagli schermi del personal computer.
Sebbene il testo lo recensiamo con un ritardo di un anno rispetto alle celebrazioni del 2010, nondimeno lo si deve reputare importante ed in qualche modo attuale (specie dopo le decisioni governative di investire sempre meno sulla ricerca scientifica): la cultura non è soggetta alle rughe del tempo e perciò non si cura delle mode e della mondanità. Lo prova il fatto che in questi mesi estratti di questo libro sono stati ridotti a piece teatrale dall’autore stesso, che li recita in teatro. Ecco, l’eclettismo di Vanin ha ora investito anche il ruolo dell’attore. Possiamo sperare che il prossimo sia del compositore di sinfonie o di suite alla Duke Ellington?

giancarlo ufficiale


 
 
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