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Giovanni Antonio Magini
"De Mutatione Aëris Libellus"
traduzione di Joe Fallisi e Giuseppe Bezza
edizioni: Colibrì 2010, collana I Quaderni di Phôs curati dall’Associazione Cielo e Terra
pagine 93+XVII
€ 10,00 (€ 5,00 per i soci)
Il breve ma denso saggio di G. A. Magini (1556–1617) tratta dell’astrometeorologia, disciplina oggidì caduta in pressoché totale disuso, e affrontata da una piccola ma robusta enclave di studiosi e ricercatori, rigorosamente ignorati da tutti gli altri. In Italia, ch’io mi sappia, solo i soci e i dirigenti di Cielo e Terra se ne occupano con assiduità, impegno e passione. Infatti nel loro sito, www.cieloeterra.it, dal 2000 con frequenza trimestrale appaiono pronostici sull’andamento meteorologico relativo alla latitudine geografica di Roma, curati da vari soci, tra cui ultimamente la collaboratrice del nostro sito Patrizia Zivec e Daniele Ferrero. Ribadisco, si tratta di pronostici e non di dimostrazioni a posteriori di quel che è già accaduto. La rubrica è piuttosto seguìta e gode ormai di un prestigio internazionale.
Cielo e Terra, come credo sia noto, è la prestigiosa associazione di astrologia cosiddetta classica presieduta da quello straordinario ricercatore e traduttore di manoscritti greci, latini ed arabi che è Giuseppe Bezza. Associazione molto rigorosa, e sa il cielo quanto ai giorni nostri ve ne sia bisogno. Infatti l’astrologia classica è drammaticamente diventata di moda, e ormai è barbaramente utilizzata sia da nomi internazionalmente noti quale ulteriore medaglia (invero una patacca, come tutte le altre che si sono appese al petto) da strisciare sotto il naso dei loro ammirati e genuflessi fans, sia da giovani o quasi–giovani rampanti, che hanno deciso di scalare le vette del microcosmo astrologico soffiando con rara ambiguità nel loro flauto pseudoclassico. Questa deprimente torma di squallidi personaggi è infaticabilmente dedita al copiaincollaggio, senza che si prendano la briga o si riferiscano all’etica di dichiararne le fonti. E così dalle fatiche di Giuseppe Bezza, Marco Fumagalli, Mario Costantino, Patrizia Zivec ecc. per Cielo e Terra, da quelle dei collaboratori di Almugea ed Apotelesma assistiamo (purtroppo impotenti) alla moltiplicazione di siti e persino di libri che trattano dell’astrologia della tradizione. Spesso copiano anche male, ma tanto costoro non ne possiedono consapevolezza, ed ancor meno possono farci caso i loro ingenui lettori e seguaci. Quando questo mefitico vento terminerà di spirare, torneremo a respirare, e quindi a divulgare la vera astrologia e finalmente ad integrarla con le conquiste scientifiche e filosofiche degli ultimi decenni. Insomma, ha da passa’ a nuttata.
Tornando al volumetto oggetto della nostra attenzione, diamo qualche sintetica nota biografica dell’autore. G. A. Magini fu uno dei più prestigiosi astronomi ed astrologi del suo tempo. Inesauribile calcolatore e compilatore di Tavole ed Effemeridi, a soli 22 anni divenne titolare della cattedra di matematica all’università di Bologna, preferito nientemeno che a Galileo Galilei. Le predette Tavole ed Effemeridi furono particolarmente apprezzate data la sua abilità matematica e soprattutto a causa dell’aver accettato i princìpi di Kopernigk e Tyco Brahe, che permettevano una maggiore precisione nei calcoli. Ma fu soprattutto il suo magistero astrologico a consegnargli una notevole celebrità presso i contemporanei. Egli era attivamente impegnato nel dibattito del suo tempo, che vedeva molti autori consapevoli della necessità di una sorta di ritorno alle origini dell’epoca classica, a Tolemeo soprattutto, liberando così l’arte dalle impurità introdotte in epoca medioevale e, ancor prima, dalla civiltà islamica, la quale ultima tentò una sintesi tra le dottrine egiziano–ellenistiche, siriache, persiane, bizantine ed indiane, che evidentemente non piacquero più né al Cardano, né a chi cronologicamente lo seguì, tra cui Andrea Argoli e – appunto – il Magini fino al glorioso Placido di Titi. E tuttavia, sia detto a margine, non dobbiamo immaginarci un sapiente o un intellettuale curvo dalla mattina alla sera sui suoi studi e calcoli (tra l’altro fu ottimo geometra, ottico, meccanico e geografo); no, egli amò la bella vita, le gozzoviglie e le donne, e si racconta che mai si risparmiò in queste, diciamo così, distrazioni.
Nel De mutatione Magini espone l’iter congetturale relativo all’astrometeorologia partendo da Tolemeo, e quindi dal Libro II della Tetrabiblos, ma anche dalla Sintaxis Mathematikê (l'Almagesto) per quanto riguarda l’influsso diretto delle Costellazioni e delle stelle che le compongono. Tuttavia l’autore non si limita alla sola dottrina tolemaica, ma introduce alcune varianti, non sempre condivise dagli studiosi dell’epoca ed attuali. Tolemeo infatti ritiene che i pronostici sull’andamento meteorologico delle stagioni debba basarsi sulle sizigie che precedono l’ingresso del Sole nei segni tropici, mentre il Magini vuole affiancare loro il grafico dell’ingresso del Sole in tali segni – ossìa nei punti equinoziali e solstiziali –, poiché, dopo Tyco Brahe, tale momento era divenuto matematicamente conoscibile, diversamente che nei secoli e nei millenni precedenti.
Altra variante è data dalla maggiore conoscenza circa lo spirare dei venti, e su tale argomento Magini si sofferma abbondantemente.
Infine, l’autore accoglie l’opinione di numerosi autori che vogliono che l’influsso dei 12 segni dello zodiaco subisca variazioni con il trascorrere dei secoli a causa del lento ma progressivo ed inesorabile spostamento delle stelle per moto proprio. Ad esempio, se un segno igneo, e quindi caldo e secco, è occupato da stelle umide che nei secoli precedenti transitavano altrove, detto segno diverrà meno secco, producendo così una qualche temperanza e non, come ci si attenderebbe, siccità. E munito di tale convinzione, Magini enuncia le proprietà d’ogni segno all’epoca sua, sottolineandone la differenza qualitativa rispetto a quelle dell’epoca classica.
Il testo originale, tratto da un’edizione a stampa del 1616 di Damiano Zenari, è a fronte, e quindi facilmente confrontabile con la peraltro ineccepibile traduzione di Fallisi e Bezza. Chiude il volumetto un’appendice curata da Marco Fumagalli, che rappresenta sia in forma grafica attraverso l’atlante di Ægidius Strauch del 1659, sia in forma tabellare le 62 stelle e le 6 nebulose citate nel testo.
Un’opera importante di per sé el panorama italiano, privo di testi sull’argomento, sia per i fedeli e competenti frequentatori del nostro sito, o di quello di Apotelesma, di astrologiaoraria.it (curato da Patrizia Nava), di astrologiaclassica.it (curato da Mario Costantino), del blog di Margherita Fiorello e, si capisce, di quello di Cielo e Terra, pur se fossero all’inizio della loro avventura apotelesmatica. Gli altri si regolino di conseguenza.
Tanto le sorti del Magini e di Cielo e Terra non dipendono certo da loro.
giancarlo ufficiale
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